
Kineo Energy & Facility, in collaborazione con Overtech
ha appena completato la realizzazione del nuovo impianto fotovoltaico della sede
di Bologna del Cns.
Abbiamo chiesto all’Ingegnere Bonazzi, Direttore tecnico di Overtech di illustrarci
le caratteristiche tecniche dell’impianto dell’impianto che consentirà di produrre
27000 kWh/anno di energia con un risparmio in termini di emissioni di CO2 DI BEN
17 TONNELLATE ALL’ANNO.
L’IMPIANTO FOTOVOLTAICO DELLA SEDE CNS – UN ESEMPIO VIRTUOSO
Il mondo del fotovoltaico è in enorme espansione orami da tre anni, in seguito alla
legge cosidetta sul conto energia che ne sta incentivando la diffusione.
Gli impianti molto diffusi in altre zone d’ITALIA e D’EUROPA, in particolare verso
Nord, spuntano sui nostri tetti ormai con una certa frequenza.
Il mercato attualmente è indirizzato, come già è avvenuto in Spagna l’anno scorso,
verso grandi impianti a terra, particolarmente convenienti per grandi investitori
in seguito alla diminuzione dei costi registrata durante il 2009.
La più naturale applicazione tecnica degli impianti fotovoltaici è però un'altra:
quella di realizzare una generazione distribuita dell’energia elettrica, ovvero
produrre l’energia laddove viene consumata, ottenendo così il duplice scopo di rendere
energeticamente più autosufficienti i produttori e di diminuire le perdite di trasporto
dell’energia, fenomeno trascurato ma che pochi sanno essere fonte di consumo di
più del 10% della potenza elettrica prodotta in Italia.
La collocazione naturale degli impianti è dunque sui coperti degli edifici esistenti,
residenziali e commerciali; in tali applicazioni il fotovoltaico è una fonte di
energia elettrica realmente a impatto zero, in quanto non occupa spazi in alcun
modo dedicabili ad altre attività e non altera visivamente in maniera sensibile
l’ambiente.
Tutte queste caratteristiche, sono insieme realizzate nell’impianto fotovoltaico
entrato in esercizio lo scorso 27 novembre sui coperti della CNS di Bologna.
Si tratta di un impianto di potenza complessiva pari a poco meno di 24Kw, distribuito
su tutti i coperti dello stabile con varie soluzioni tecniche. LA PROGETTAZIONE
Le richieste di CNS che hanno guidato la progettazione dell’impianto erano rivolte
all’ottenimento della massima produzione possibile con l’utilizzo delle superfici
di copertura esistenti.
Il coperto dello stabile è diviso in due parti principali: il tetto piano sul lato
Sud, quello che si affaccia su Via della Cooperazione, e due tetti con volta a botte,
eredità della struttura preesistente, per tutta la lunghezza dello stabile.
La soluzione progettuale adottata ha sfruttato le diverse caratteristiche dei coperti,
realizzando un impianto in due sezione principali e distinte.
Sul tetto piano sono stati posati moduli fotovoltaici in silicio policristallino
su struttura di supporto triangolare rivolta a Sud, in modo da ottimizzare la produzione
di questa sezione di impianto.
Tale sezione di impianto è classificata come parzialmente integrata in base ai requisiti
fissati dal vigente complesso di normative sull’incentivazione della produzione
di energia fotovoltaico (conto energia)
Sui tetti con volta a botte, invece, si è scelto di posare una seconda sezione d’impianto
in silicio amorfo, con l’utilizzo delle pellicole flessibili prodotte dall’americana
Unisolar, con soluzione di integrazione architettonica; tale scelta risponde anche
al criterio architettonico che ha ispirato la ristrutturazione degli stabili l’anno
scorso, quello di lasciare intatto l’involucro industriale preesistente che accoglie
ora al suo interno moderni uffici.
Le pellicole infatti sono installate in modo da aderire perfettamente alla curvatura
del coperto, insererndosi così organicamente nella struttura esistente e consentendo
di massimizzare la tariffa incentivante riconosciuta.
Le proprietà del silicio amorfo, che risponde meglio all’irraggiamento indiretto,
consentiranno a questa parte di impianto di non essere troppo penalizzata dall’esposizione,
non perfetta come quella della prima parte dell’impianto.
Un ultima più piccola sezione d’impianto è stata installata su terrazzino aggettante
sul cortile interno.
Anche in questo caso è stato possibile realizzare una struttura a puntelli che consente
ai moduli di essere ottimamente esposti, consigliando l’impiego di silicio policristallino.
Tale parte di impianto è visibile dalle vetrate affaccianti sul cortile interno
dello stabile.
I dispositivi di conversione e i quadri elettrici hanno trovato adeguata sistemazione
all’interno dei cavedi e dei locali tecnici a servizio dell’edificio, risultando
di fatto non impattanti sulla disposizione degli spazi interni.
I BENEFICI ECONOMICI
La produzione stimata per l’impianto installato in Sede CNS di Bologna è pari a
circa 27.000 kWh annui, che copriranno circa un ottavo dei consumi della sede stessa
consentendo un sensibile risparmio sulle bollette elettriche in termini di mancato
acquisto (si utilizza direttamente l’energia prodotta dall’impianto per gli usi
interni).
Il risparmio inoltre è concentrato nelle ore diurne, quelle in cui l’energia costa
di più (la fascia F1 delle bollette elettriche)
Ma il principale beneficio economico è dato dall’incentivo del conto energia, mediamente
pari a circa 0,40 euro per kWh prodotto ed erogato per vent’anni che consentirà
di rientrare in circa 8 anni dell’investimento iniziale.
L’impianto fotovoltaico va quindi visto economicamente come un prodotto finanziario
a basso rischio (gli incentivi sono garantiti dallo Stato, alla pari di BOT e CCT),
con rendimenti dieci volte superiori a quelli attuali dei titoli di Stato.
I BENEFICI PER L’AMBIENTE
La produzione dell’impianto consentirà di non emettere CO2 nell’atmosfera per circa
17 tonnellate l’anno.
Per visualizzare questa quantità di anidride carbonica si potrebbe pensare ad un
autoarticolato per trasporto di automobili pienamente caricato a bombole di CO2.
Oppure si potrebbe pensare alla CO2 emessa dai gas di scarico di un automobile di
media cilindrata e piuttosto poco inquinante che percorreva 13 volte il tragitto
Bologna – Capo Nord, andata e ritorno ogni anno!
La quantità di energia elettrica prodotta ad emissioni zero è pari a quella consumata
da circa trentamila lavatrici a pieno carico a 60° (un bel lavaggio di lenzuola…),
oppure a quella consumata da centocinquantamila ferri da stiro a vapore per la stiratura
di una camicia.